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Perché il parquet è la soluzione migliore per il pavimento


Credits Jason Boyd


Oggi voglio parlarti del parquet, uno dei materiali che mi piace utilizzare spesso nelle ristrutturazioni, specialmente quelle residenziali.


La mia filosofia di progettazione parte, come detto, dall’utilizzo di materiali per lo più naturali e che abbiano un ciclo di vita controllato ed ecosostenibile.

Ti ho già parlato dell’alluminio (se non lo hai letto, ti mando al link all’articolo https://www.fadesign.org/post/meglio-scegliere-infissi-in-pvc-o-in-alluminio) come uno dei materiali maggiormente sostenibili che possiamo utilizzare.


Il legno è senza dubbio uno dei miei materiali preferiti e, con questo articolo, voglio provare a toglierti qualche preconcetto che, spesso, ci portiamo dietro riguardo al “fare del bene al pianeta”.


La prima cosa che voglio dirti è che: utilizzare il legno fa bene al pianeta!


Sì, hai capito bene!

Tagliare gli alberi (se, ovviamente, fatto in maniera intelligente e seguendo disciplinari molto molto rigidi) è corretto e, anzi, aiuta il pianeta a rigenerarsi meglio di quanto già non faccia da solo.


Ma come?

Vediamolo insieme.


Nella mia esperienza di progettista e manager dell’arredamento, ho lavorato per diversi marchi di design.


Uno di questi è Listone Giordano.


Non ti nego che, io stessa, prima di lavorare per questo brand perugino, non sapevo molto del parquet. E (forse proprio come te) l’idea di utilizzarlo da un lato mi affascinava, ma dall’altro mi “faceva sentire in colpa” verso l’ambiente.

Beh, niente di più sbagliato!



L’esperienza Listone Giordano

Un po' di storia


Il progetto Listone Giordano nasce nel 1984 dalla sinergia tra l'ing. Guglielmo Giordano e la famiglia Margaritelli (ancora oggi detentrice del brand).


L'ing. Giordano, il più importante esponente e studioso di materia lignea al mondo (riconosciuto ancora oggi come il più importante professore del legno del XX secolo) riuscì ad ingegnerizzare un prodotto perfettamente naturale come il legno che, per sua natura, è igroscopico (assorbe e rilascia umidità) e che ha le fibre tutte orientate nella stessa direzione.


Credits archivio Il sussidiario



Il progetto: come è fatto il parquet prefinito

Per stabilizzare il legno, fu fondamentale concepire il prodotto che si andava ad ingegnerizzare, formato da n.2 strati: un supporto in multistrato di betulla a fibre incrociate, ed uno strato a vista (puramente estetico).


E' proprio il multistrato di betulla a fare la differenza sulla qualità di un parquet: la betulla è la pianta con la fibra più lunga, resistente, ma flessibile che esiste in natura. Utilizzarla con le fibre incrociate, permette, quindi, di calcolare e tenere sotto controllo le dinamiche di assorbimento e rilascio dell'umidità da parte del legno in entrambe le direzioni (lunghezza e larghezza della lista).



Ciò che accadeva con il parquet massello, per il quale era necessario avere spessori importanti, era che, assorbendo umidità, andava spesso a flettere.


Era pertanto necessario rilamarlo più volte nel corso della sua vita.


Ecco, quindi, l'esigenza di avere spessori importanti, poichè la rilamatura portava via in alcune zone pochi decimi di millimetro, ma in altre zone, anche diversi millimetri.


Questo non accade nel brevetto Listone Giordano del parquet prefinito.


N.B. Il brevetto scadde qualche anno dopo, pertanto fu poi reso pubblico e – conseguentemente – copiato via via da miglia di aziende. Oggi, sul mercato, troviamo centinaia di aziende che producono il parquet prefinito, tanto che oramai l’accezione stessa “prefinito” indica comunemente il parquet che ricerchiamo per le nostre case.
N.B. Il parquet massello ancora esiste, ma per una piccola nicchia ristretta di clienti e fornitori, che amano quel tipo di soluzione, certamente molto bella, ma altrettanto sicuramente meno sostenibile e cmq più costosa e ricercata).

Il parquet prefinito, quindi è perfettamente lineare e planare.

I movimenti, una volta posato il parquet (se ovviamente lasciato in ambienti consoni all'abitare, con umidità "normale" e temperature "normali") sono impercettibili e non c'è pericolo che il pavimento possa flettere.

Se è quindi, cmq sempre possibile rilamarlo, non è assolutamente necessario.


Ecco perchè non è necessario avere spessori importanti, specie per lo strato a vista.


Nel caso di Listone Giordano, avere 3,5mm di spessore di strato a vista (il così detto “strato nobile”) ed un supporto in multistrato di betulla a fibre incrociate di 9mm di spessore consente di avere ottime prestazione, a fronte di una idonea quantità di materiale.


Nel caso di quest’azienda, la betulla viene importata dai maggiori Paesi produttori di questo materiale, ovvero i Paesi Scandinavi (che hanno grande abbondanza di materia prima e dove ci sono controlli specifici e leggi molto severe sul taglio delle piante).



Lo strato a vista – o “strato nobile”


Il Rovere utilizzato da Listone Giordano è per lo più Rovere di Fontaines, in Borgogna.

E’ il Rovere più pregiato al mondo, avendo la Francia una grande attenzione ed una millenaria storia di selvicoltura controllata.



Credits Jill Burrow


In Francia, tutto inizia introno all’anno Mille, in pieno Medioevo, quando alcuni monaci benedettini si staccano dalla Regola di S. Benedetto e dal Centro Italia partono verso Nord.


Arrivano nella cittadina francese di Cîteaux e lì fondano un nuovo ordine, chiamato Cistercense (proprio dal nome della cittadina).


Un aspetto tutt'altro che secondario della riforma cistercense è il ritorno alla lettera della regola benedettina riguardo al lavoro manuale dei monaci.


Mentre nelle abbazie cluniacensi i monaci si dedicavano quasi esclusivamente ad attività non manuali, i Cistercensi si dedicano di persona, fra le altre attività manuali, all'agricoltura. Si deve in gran parte ai monaci l'elaborazione delle tecniche che ancora oggi in gran parte presiedono alla vinificazione del vino detto Borgogna.

Ti sarà forse capitato di sentir parlare dei Monaci Cistercensi, perché ci hanno lasciato in eredità molte cose buone, come i vini ed i formaggi – fra cui il Grana, si dice!


Ebbene, un’altra attività molto importante che ci hanno lasciato in eredità è proprio la silvicultura, ovvero la capacità di “allevare” le foreste.


Ancora oggi, quindi, in Francia (dove la foresta è dichiarata con l’editto di Colbert del 1619 Patrimonio nazionale) bisogna avere il permesso allo Stato per tagliare qualsiasi tipo di pianta, pena la reclusione in carcere!



Credits Magda Ehlers


Ma come si alleva una foresta?

In un ettaro di terreno vengono inizialmente piantate 1 milione di ghiande.


Da quei semi nascono delle piantine, che giorno dopo giorno crescono, aiutate anche dalle sapienti mani dei forestali, che ne controllano ogni giorno la salubrità.

Dopo circa una decina di anni, quelle piantine sono diventate piante alte diversi metri.



Credits Listone Giordano - studio BCPT


Il personale forestale ha quindi il compito di individuare quelle naturalmente più forti e robuste. Una volta individuati gli esemplari migliori, gli altri esemplari, tutto intorno, vengono via via tagliati per permettere alle piante “principe” di prendere luce a 360° e crescere, quindi, perfettamente diritte.


Perché è importante che le piante siano dritte?

A pianta con tronco diritto, corrisponde una fibra lineare.

Fibra lineare, significa avere prestazioni tecnico meccaniche estremamente importanti.


Le piante che vengono tagliate seguono poi un altro tipo di strada.

Solitamente il tronco viene utilizzato nel mondo dell’arredo per la fabbricazione dei mobili, mentre i rami servono ancora oggi, in parte, per la creazione di traversine ferroviarie in legno (le traversine ferroviarie oggi sono in cemento armato, ma in qualche punto – es. in prossimità degli scambi – è ancora necessario utilizzare il legno, in quanto più flessibile).


Ma torniamo alle piante “principe”.


A questo punto da un milione di esemplari, ne rimangono (all’interno dello stesso ettaro) circa un decimo.


Il bello viene ora: da questo momento in poi, i forestali non possono fare altro che aspettare che la pianta viva, cresca e diventi adulta.

La funzione principale delle piante, lo sappiamo bene, è fare la fotosintesi clorofilliana, ovvero assorbire l’anidride carbonica presente nell’aria e trasformarla in ossigeno.


Ebbene, la cosa incredibile delle piante è che, in quanto esseri viventi, vivono grazie a 2 fattori presenti in maniera abbondante sulla Terra:


1. Il sole

2. L’acqua


Ma in quanto esseri viventi, anche loro hanno degli scarti.

E qual è lo scarto delle piante?


Il legno!

Ebbene sì! Il legno non è altro che l’agglomerato di carbonio in eccesso che la pianta “butta fuori” quando opera la fotosintesi clorofilliana.


Abbiamo quindi una macchina perfetta.


Che però, in quanto essere vivente: nasce, cresce e muore.


Ecco quindi che il compito dei forestali è quello di aspettare che la quercia faccia la sua vita e, poco prima della sua morte naturale, andare a recuperare le ghiande prodotte e poi tagliarla.

Credits Listone Giordano - studio BCPT


E quanto tempo occorre aspettare perché una quercia arrivi naturalmente a fine vita?

Dai 150 ai 180 anni!


Questo, se ci pensi, significa che se io oggi impianto una ghianda nel terreno, non vedrò mail la pianta adulta, né pronta per essere tagliata.


Ma nemmeno i miei figli, e nemmeno i figli dei miei figli, e neppure i loro figli!

180 anni corrispondono grossomodo a 7 generazioni umane! Fa riflettere, vero?


Ma torniamo al taglio delle querce.


Come detto, tagliare le piante alla fine del loro naturale ciclo di vita, fa bene al pianeta.

Ricordi quando abbiamo detto che il legno non è altro che lo scarto di produzione della pianta?

Ecco, il legno ha al cui interno quel carbonio che, quando la pianta muore, viene rilasciato nuovamente nell’atmosfera, andando a ricreare Co2 con l’ossigeno dell’aria.

Ora sai anche tu che tagliare le piante non è sempre un male, anzi!


Ma c’è di più!

Alcuni dati traducono il significato e valore della selvicoltura francese, riconosciuta a livello mondiale come modello di riferimento per la gestione ecosostenibile del proprio patrimonio forestale: ben 17 milioni di ettari di copertura forestale significa il 31% circa dell’intera superficie nazionale.


Nel 2014 è stata introdotta una legge per proteggere le sue foreste naturali e, soprattutto, rigenerare i territori deforestati.


Ogni albero è censito, seguito nel corso della sua vita, come abbiamo visto, per oltre un secolo e tagliato soltanto dopo aver garantito l’inizio di un nuovo ciclo.


Attraverso questo approccio, la foresta francese ha visto, solo negli ultimi 120 anni, raddoppiare la propria superficie boschiva e triplicare il volume disponibile di una materia prima molto pregiata e motore di un’importante economia industriale.



La filiera Listone Giordano

La filiera Listone Giordano è quindi interamente controllata dall'inizio alla fine.

E’, in effetti, ancora oggi, l'unica azienda a realizzare parquet dall'inizio alla fine (dal tronco al prodotto finito).

In Borgogna avviene la prima lavorazione della materia prima e, dalla segheria di proprietà, impiantata lì dal 1962, esce la lamella di Rovere che viene poi spedita a Perugia, dove viene incollata al supporto e prosegue la sua lavorazione fino al prodotto finito.

Questo consente di controllare ogni fase della lavorazione e di avere una lunga serie di certificazioni a supporto, oltre alla garanzia di 10 anni su fornitura (e posa, se tramite posatore accreditato Listone Giordano).



Credits Pavel Danilyuk


Meglio il Rovere o altre essenze?

Per quanto concerne la scelta dello strato a vista, mi sento di consigliarti l’utilizzo del Rovere per due principali motivi:

1. Il rovere è il legno maggiormente coltivato in Europa e le sue caratteristiche tecnico meccaniche sono eccellenti (tanto è vero che viene utilizzato molto anche nell’arredamenti dei mobili da interno)

2. Scegliendo il Rovere compi una scelta sostenibile per il pianeta (proprio perché è un tipo di pianta, la quercia, che viene coltivata e, quindi, segue dei disciplinari molto rigidi, come abbiamo visto prima)


Scegliere altre essenze, come Palissandro, Teak, Wengè, Noce, ecc non è sbagliato di per sé, ma è una scelta certamente meno sostenibile.


Chiediti sempre da dove arriva il materiale di base (Asia? Africa? Europa?)


Hai bisogno di aiuto per scegliere il tuo parquet?



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